Nuovo studio pubblicato su Jama conferma il legame tra caffè, tè e cervello

 Negli ultimi anni, il legame tra alimentazione e sistema nervoso è diventato uno dei temi più affascinanti della ricerca biomedica. Non si tratta più soltanto di calorie o macronutrienti, ma di un dialogo continuo tra molecole, metabolismo e funzione cerebrale.

Nel mio libro “Il cibo tra mente e molecola” ho già affrontato questo tema, analizzando diversi studi che suggeriscono come alcune sostanze presenti negli alimenti — tra cui caffè e tè — possano influenzare il sistema nervoso, il tono dell’umore e perfino i processi cognitivi. Oggi, una nuova importante conferma arriva da uno studio pubblicato su una delle riviste mediche più autorevoli al mondo. 

Un recente lavoro pubblicato su Journal of the American Medical Association (JAMA), condotto da Yu Zhang e colleghi (con autore corrispondente Dong D. Wang, Harvard University), ha analizzato il rapporto tra consumo di caffè, tè e rischio di demenza. Lo studio ha incluso oltre 130.000 partecipanti, seguiti per decenni, rendendolo uno dei più ampi e solidi disponibili su questo tema. I risultati sono interessanti. 

  • un maggiore consumo di caffè con caffeina è associato a un minor rischio di demenza

  • anche il tè mostra un’associazione simile

  • il caffè decaffeinato non mostra benefici significativi

Inoltre, il beneficio sembra seguire una curva “ottimale”:

  • circa 2–3 tazze di caffè al giorno

  • oppure 1–2 tazze di tè al giorno

sono associate ai risultati più favorevoli in termini di salute cerebrale.

Non solo, i soggetti con maggiore consumo di queste bevande mostrano anche un declino cognitivo più lento nel tempo. Questi risultati non sono casuali e si inseriscono perfettamente nel quadro che ho descritto nel libro. Caffè e tè sono infatti ricchi di sostanze bioattive, caffeina, che agisce sul sistema nervoso modulando i recettori dell’adenosina i polifenoli, con azione antiossidante e anti-infiammatoria e infine composti che influenzano il microbiota intestinale, sempre più riconosciuto come attore chiave dell’asse intestino-cervello

È proprio in questo dialogo tra intestino, metabolismo e cervello che possiamo trovare una possibile spiegazione biologica dell’associazione osservata. È importante sottolinearlo con chiarezza. Lo studio è osservazionale: questo significa che mostra una associazione, ma non dimostra un rapporto di causa-effetto. Per questo motivo, questi risultati devono essere interpretati con cautela, anche se sono coerenti con una crescente letteratura scientifica. Il caffè del mattino o il tè del pomeriggio non sono semplici abitudini: sono piccoli gesti che si inseriscono in una rete complessa di relazioni biologiche.

Ed è proprio questa complessità che oggi la scienza sta iniziando a svelare.


Studio originale di Jama

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