Negli ultimi anni il legame tra alimentazione, microbiota intestinale e salute è stato spesso descritto, ma mancavano studi di grandi dimensioni in grado di mettere insieme tutti questi elementi in modo solido. Il lavoro pubblicato su Nature nel 2025 (doi: s41586-025-09854-7) rappresenta uno dei primi tentativi riusciti in questa direzione.
Lo studio ha analizzato i dati di oltre 34.000 persone, integrando informazioni su dieta, microbiota intestinale e parametri clinici come glicemia, lipidi, infiammazione e indice di massa corporea . Una dimensione del campione di questo tipo è rara in nutrizione e consente analisi molto più affidabili rispetto agli studi tradizionali, spesso limitati a poche centinaia di soggetti. L’obiettivo principale era identificare quali specifici microrganismi intestinali fossero associati a parametri favorevoli o sfavorevoli di salute. I ricercatori hanno analizzato centinaia di specie batteriche. In particolare, hanno selezionato 50 specie associate a profili metabolici migliori e 50 associate a profili peggiori, utilizzando decine di parametri clinici tra cui glicemia, trigliceridi e marker infiammatori.
le persone con peso normale presentavano in media più specie “favorevoli” rispetto ai soggetti con obesità. Allo stesso modo, individui con patologie mostravano una maggiore presenza di specie associate a esiti peggiori. Questo conferma che il microbiota non sia un elemento statico, ma modificabile attraverso l’alimentazione. Un altro elemento rilevante è che una parte significativa dei microrganismi associati a salute non è ancora ben caratterizzata. Questo indica che la nostra conoscenza del microbiota è ancora incompleta e che esistono componenti importanti non ancora pienamente comprese. Lo studio dimostra associazioni solide tra microbiota, dieta e salute, ma non stabilisce un rapporto di causa-effetto.
